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Capezzoli introflessi.

E’ una anomalia spesse volte congenita, crea sovente un disagio sia estetico che funzionale; estetico poiché viene a essere alterata la forma della mammella in uno dei punti più importanti , funzionale poiché spesse volte vi è una impossibilità ad allattare ed una difficoltà nella detersione.

Vi sono vari gradi di gravità, talvolta l’introflessione è completa e permanente altre volte è parziale e reversibile dietro una stimolazione tattile, termica, meccanica, psichica.

Da un punto di vista squisitamente anatomo-patologico le cause sono da ricercarsi in una insufficiente lunghezza dei dotti galattofori, che sono quindi retratti, e in una carenza di tessuto di sostegno degli stessi.

Sono state proposte varie tecniche di trattamento conservative e non della capacità di allattare.

Le prime sono spesso però caratterizzate da una frequente recidiva e già di per sè non permettono l'allattamento, per questo motivo le tecniche conservative hanno lasciato il posto a nuove tecniche che permettono risultati sicuri e duraturi nel tempo.


L'intervento.

L’intervento, si esegue in anestesia locale ed ha una durata di circa 30 minuti, consiste nel praticare una piccola incisione attorno alla porzione inferiore dell’areola. Da tale area si esegue uno sbrigliamento dei dotti galattofori e una loro parziale sezione. Segue quindi, la creazione di un tessuto di sostegno tramite alcuni punti di sutura posti più in profondità.

Postoperatorio.

Il post operatorio è praticamente indolore e la cicatrice rimarrà invisibile.